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giovedì 29 novembre 2012

Gli APR si uniscono contro Apple


Codice QR Inquadra con lo smartphone
Dal titolo non si capisce un granché, soprattutto chi non sa cosa sono gli APR. Vediamo la situazione.
Prima degli Apple Store, che in Italia sono arrivati recentemente, nel nostro paese c'erano solo gli APR (Apple Premium Reseller). Adesso gli Apple Store nel nostro paese se non erro sono 12, sparsi per tutto il paese da Milano a Catania, da Firenze a Roma, ed Apple sta perdendo interesse per gli APR, che costituiscono comunque un punto importante per l'azienda.
Per questo motivo 12 dei maggiori APR italiani si sono riuniti nella R.P.A., un'associazioni composta dai titolari degli APR arrabbiati per il rapporto con Apple. Tanto per fare un esempio i prodotti (iPhone 5 e iPad mini in primis) vengono forniti col contagocce a questi negozi, altri non possono essere venduti e altri vengono ripresi dalla sera alla mattina. Tanto per fare un esempio l'Apple Care non è più presente nei negozi fisici, ma solo online; e questo prodotto forniva un ampio margine di guadagno per gli APR.
Il presidente della RPA Mauro Ballabeni dice: «Vogliamo rappresentare e difendere gli APR nei confronti di Apple, che ogni giorno che passa sembra voglia penalizzare e ostacolare la crescita di un canale fortemente voluto. Ma vogliamo anche favorire contatti frequenti tra gli associati per cercare di condividere esperienze e problematiche comuni, ma che fino ad oggi restavano circoscritte nell’ ambito del singolo APR. La nostra Associazione si ispira a quella degli APR Francesi, costituita all’inizio di quest’anno. A differenza dei cugini d’oltralpe che, a detta loro, hanno impiegato molto tempo per convincere gli APR e imbastire le formalità amministrative, in Italia sono state sufficienti un paio di settimane, qualche mail e telefonata tra i promotori, per ritrovarsi in uno studio notarile per formalizzare la nascita dell’ Associazione degli APR Italiani. La nostra ambizione è anche quella di valutare in ambito associativo altri problemi comuni: le aspettative del mercato, l’evoluzione della filiera distributiva e tutto quanto può ragionevolmente essere messo in campo per salvaguardare gli investimenti dei soci in termini di capitale, strutture umane e relazioni con il territorio. La speranza è quella di rappresentare uno stimolo e un vero e proprio partner per Apple e di aiutare l’azienda e il marchio a crescere sempre più grazie ad una capillare presenza territoriale e ad una capacità di interpretare il mercato che ha pochi pari, questo in un contesto di mutuo beneficio»
[fonte]

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