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giovedì 7 febbraio 2013

Debutta in Italia lo spettacolo su Steve Jobs


Codice QR Inquadra con lo smartphone
"Il tormento e l'estasi di Steve Jobs" ha debuttato ieri sera a Trieste.


Steve Jobs: un’icona del XXI secolo. Il suo ingegno ha cambiato il mondo, nessuno è rimasto escluso – nella nostra civiltà – dall’estetica e dagli agi della sua tecnologia. Di più: la sua utopia è stata determinante nell’immaginario collettivo. Basta pensare al suo celebre discorso agli allievi della Stanford University: «Siate affamati. Siate folli» esortazioni a non omologarsi, ad osare, che dal 2005 continuano a rimbalzare sul web.Come accade sempre per figure tanto straordinarie, anche quella di Jobs – e ancor più della sua Apple – presenta però dei lati oscuri e Mike Daisey, coraggioso drammaturgo americano, li evidenzia in un testo dinamico e acutamente critico.
Repliche fino al 24 al politeama Rossetti di Trieste, prima di una tournée nazionale.
Apple e lo stesso regista hanno già dato conto di alcune interpretazioni artistiche non corrispondenti al vero.
«Il teatro non giudica ma offre sulla realtà un diverso, importante punto di vista».
«Steve è stato bravissimo – scrive il regista – ci ha costretto ad aver bisogno di cose che non sospettavamo nemmeno di volere»: e così vai con i coloratissimi iPod, con gli iPhone, con la libertà assicurata dall’iPad… Libertà e purezza: l’attenzione al design e la tecnologia “alla portata di tutti” di Apple ci avevano forse illuso. Dietro il successo però c’è altro. L’assemblaggio dei nostri preziosi computer avviene a Shenzen, in fabbriche dove non vengono applicati né tutele né diritti degli operai… Fabbriche dove in nome del profitto 430.000 operai sono trattati da “ingranaggio umano” e dove il problema dell’alto tasso dei suicidi fra i lavoratori si è affrontato cinicamente installando reti sotto i capannoni. La Apple può ignorarlo?Daisey denuncia, non condanna: augurandosi forse che la consapevolezza collettiva faccia sì che quella mela che illumina i nostri oggetti più amati, possa un giorno non nascondere alcuna ombra. E attraverso il teatro, ci invita ancora una volta a tenere “sveglio” il pensiero, a essere critici, fuori dagli schemi… Forse, come voleva Jobs stesso, ad avere il coraggio di essere – rispetto alla vita – “affamati e folli”.


[fonte]

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